mercoledì 24 dicembre 2008

Danza del ventre, dolci movimenti corporei

La danzatrice veneziana Giulia Giamboni (Gruppo Shams)
 Viaggio attraverso il linguaggio dell’espressione corporea. È la danza mediorientale, quella che oggi gli occidentali hanno ribattezzato danza del ventre.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

Monologhi d’arcobaleno piroettano. Ritmo serrato della fecondità. Gesti che non si spiegano a parole. Muovendo appena il bacino. Danza propiziatoria per la fertilità femminile. Culti mesopotamici della Dea Madre. Le origini della danza orientale sono antiche e lontane. Egitto, Algeria, Turchia, Marocco, Libano e Iraq. Oltreoceano questa disciplina iniziò a farsi conoscere a fine ‘800, in seguito a un’esposizione di esotismi a San Francisco (USA), in cui “audaci ballerine” si muovevano a ritmo mostrando la pancia (talvolta) scoperta.

In realtà, già a inizio XIX secolo, se ne iniziò a parlare fra gli occidentali al Cairo, quando ai rigidi moralismi francesi venne presentato questo “ondeggiamento svestito” che venne subito bollato come osceno. Solitamente la danzatrice, accompagnata da piccole orchestre che utilizzavano strumenti tradizionali arabi, si presentava al pubblico indossando una lunga gonna ornata di nastri dorati e una blusa semi-trasparente di organza. Sopra questi, c’era un gilet di seta ornato da un filo d’oro e da monetine (simbologia della dote, un tempo attaccata al proprio vestito), il tutto avvolta in una abaya (scialle).

Col tempo la danza professionale scomparve dai locali pubblici, e se sorprese a praticarla, le ballerine rischiavano anche le frustate. Le danzatrici pubbliche vennero in seguito perciò tassate e alcune finirono a fare le prostitute per sopravvivere. Al giorno d’oggi invece la danza del ventre appare sempre più inflazionata. In ogni festival, notte bianca o festa che sia, non manca quasi mai.

A confermarlo è Monica Zacchello, praticante da tredici anni e istruttrice di livello avanzato del Gruppo Shams (parola araba che significa – sole –) del Lido di Venezia (VE).

“Quando ho cominciato, non sapevano neanche cosa fosse e mi guardavano come se facessi un ballo erotico”. Il genere in effetti rimase abbastanza in naftalina fino al 2002 quando irruppe su MTV la colombiana Shakira. Nel suo primo video in inglese, Wherever whenever (2002), la cantante usciva dall’acqua ballando e ancheggiando sensualmente con jeans bagnati e la pancia scoperta. Il genere venne così esportato, e insieme a quello anche un significato del tutto travisato. Da danza di donne per donne, a danza femminile per sedurre l’uomo, trascurando il fatto poi che sono molti i danzatori del ventre, soprattutto all’estero.

“Una lezione di danza del ventre è molto semplice” continua Monica “È sufficiente che la ragazza abbia una gonna lunga che la copra fino alle caviglie, e un body o una canottiera corta. Si fa un po’ di stretching e s’iniziano a provare i movimenti del bacino e la respirazione. Di recente abbiamo costatato è che ci sono persone che dopo un solo anno di corso si mettono già a insegnare. Solo per imparare l’isolazione (della parte sopra dal bacino) ci vogliono almeno due, tre anni”.

Spesso si vedono spettacoli scadere nella volgarità. Basta solo che la ragazza si esponga appena col busto o esageri troppo con le gambe divaricate. Femminilità e sensualità non devono lasciare spazio alla banalità dell’osceno. Ma a livello soggettivo, cosa può rappresentare questa danza dai natali così antichi? 

“È un vivere il mio corpo in modo del tutto nuovo. Una dimensione” ci risponde Giulia Giamboni, già al quinto anno di pratica di danza del ventre. “Nel momento in cui parte la musica” continua la ragazza, “ti immedesimi completamente. È come se ti trasformassi. È uno spazio solo per te nel quale non interviene nient’altro, facendoti crescere nella tua individualità”.

Passione a parte, non basta la profezia di un giorno di luce per affrettare l’espressione di ciò che in realtà è. Esprimi ciò che in realtà sei. Ecco il primo passo, tra pertugi, aquiloni e candelabri. Il cielo rimbalza sui veli deposti. A parlare, è il dolce contagio dell’eleganza corporea.

Il Gruppo Shams live al Lido di Venezia
Il Gruppo Shams live al Lido di Venezia
Il Gruppo Shams live al Lido di Venezia
Lido di Venezia - Monica Zacchello e Giulia Giamboni (Gruppo Shams)
Lido di Venezia - Giulia Giamboni, Elena Zamborlini e Monica Zacchello (Gruppo Shams)
Lido di Venezia - Giulia Giamboni, Elena Zamborlini e Monica Zacchello (Gruppo Shams)
La danzatrice veneziana Giulia Giamboni (Gruppo Shams)
La danzatrice veneziana Monica Zacchello (Gruppo Shams)

Nessun commento:

Posta un commento