giovedì 5 giugno 2014

Hania, lo stile argentino a Genova

la danzatrice Hania © Giulia Ferrando
Nel sempre più variegato panorama bellydance, intervista con l'artista genovese Hania, in linea diretta con l'anima argentina della danza orientale.

di Giulia Ferrando, fotografa
giuliaferrando.ph@gmail.com

Nel Novembre 2012 è nato una nuova culla per la danza mediorientale a Genova, l'Essentia Oriental Dance, nel cuore del centro storico della città. A fondarlo è stata Hania, danzatrice italiana che rappresenta un po' un unicum in un bacino così chiuso e apparentemente poco vitale come quello di Genova, per il suo entusiasmo e uno sguardo che si tiene sempre al di sopra degli ostacoli e dei confini geografici.

Dopo un approccio più generico alla danza come mezzo espressivo, nel 2003 Hania ha eletto per sé la danza orientale, dando inizio ad un maturazione umana ed artistica tuttora in ascesa.

Scelta peculiare di Hania, soprattutto nel panorama della danza orientale genovese, è stata quella di dare una sterzata al suo percorso decidendo di trasferirsi  per qualche mese a Buenos Aires a formarsi nella prestigiosissima scuola di Amir Thaleb, conseguendo il diploma di Maestra dell'Arabian Dance School  e avendo il privilegio di essere chiamata ad esibirsi sul palco del grande Festival Intenazionale Eida (Encuentro Internacional de Danzas Arabes) organizzato da Amir Thaleb nelle ultime tre edizioni. È nato a quel punto il progetto di una sua scuola, un'oasi orientale dove respirare la danza.

“È stato per me doveroso dare il mio contributo” spiega la danzatrice stessa, “Avevo la volontà di offrire una scuola dedicata a tutto tondo alla danza orientale, dove trovare un metodo e un’educazione accademica ma sempre con uno sguardo profondo e completo, integrando le lezioni più coreografiche a momenti di preparazione fisica mirata e incontri di approfondimento teorico e culturale. Vorrei trasmettere un sentire più artistico, per una danza più consapevolmente indirizzata al teatro e allo spettacolo.”

A portarti dall'Italia a Buenos Aires è stata una scelta precisa, quella di formarti in una scuola dello stile cosiddetto “argentino”. Perché? come è nato questo ponte così poco orientale?
Come sempre bisogna andare oltre alle apparenza. Il collegamento, il ponte come dici tu, non è poi così poco orientale. Buenos Aires ospita una comunità araba molto forte e la città possiede la moschea più grande dell’America Latina (il Centro Culturale Islamico Re Fahd) capace di raccogliere più di 1600 persone.

Però hai ragione quando dici che fu una scelta precisa, questo è esatto. E la scelta fu studiare in una delle migliori scuole al mondo e assorbire l’energia di una città dove la danza è amata, valorizzata e si vive come una professione sul serio. Ciò che cercavo in realtà era non esattamente uno stile (credo che il proprio stile vada ricercato dentro) ma un metodo di studio e di insegnamento, un’attenzione accademica al movimento, una conoscenza a 360 gradi della danza orientale, dalla sua storia e la storia del mondo arabo, alla musicalità e ai ritmi, al suo folclore, alle ricerche dei musicisti e dei danzatori attraverso fusioni e modernizzazioni, alle cura delle differenze.

M'innamorai dello stile argentino, non tanto per saperlo riprodurre ma per studiare in profondità alcuni aspetti e, come spesso succede, ciò che si matura dentro poi è visibile anche fuori. Non fu un caso quando vidi Amir Thaleb danzare la prima volta intravvidi tutto questo percorso di studi e mi lasciai portare da questa intuizione, emozione.

Fu la scelta giusta. Non dimenticherò mai le lezioni preziose di Yousef Constantino (vice direttore dell’Arabian Dance School) e Yael Torchinsky (Maestra Arabian Dance School) e ricordo ancora oggi l’energia fortissima del carisma di Amir Thaleb in sala. Le emozioni in classe erano tante ma quella più forte era il senso di libertà. Sapere di essere nel posto giusto, dove poter conoscere bene la tecnica e saperla dominare era importante per poter affrontare le lezioni di espressività e di ricerca interiore in modo professionale…

Esiste molta confusione su cosa sia lo “stile argentino”: puoi darci una tua definizione e spiegare in che modo rappresenta il tuo rapporto con la danza?
Molte persone identificano lo stile argentino nei passi tipici di Amir Thaleb o Saida, due artisti e danzatori che sono riusciti a creare qualcosa di autentico. Ma conoscere davvero uno stile non può essere ridotto all'emulazione di passi e coreografie, è un lavoro molto più complesso di ricerca, che deve partire dall'interiorizzazione di ciò che sta alla base di quei passi non dal loro risultato finale.

Lo stile argentino usa il corpo in maniera differente da altri stili, l’attitudine della danzatrice nel porsi in scena è diversa, e sicuramente necessita di una maggiore preparazione fisica e una cura per le linee e la raffinatezza dei movimenti. A me ha cambiato radicalmente la forma mentis, sia nell’approccio allo studio, sia nell’insegnamento che nella ricerca della mia espressività.

Nei miei numerosi viaggi in Argentina ho studiato con tanti maestri di grandissima levatura, oltre quelli della Arabian Dance School, come Saida, Maiada, Yamil Annum, Angeles Cayunao e altri meno famosi ma altrettanto fantastici, e aldilà della tecnica ciò che mi hanno insegnato maggiormente è stata la dignità e il rispetto di essere artista, accompagnati sempre da una grande umiltà d’animo.

In un mondo globale, è inevitabile una tendenza costante alla contaminazione, come la vivi nel tuo percorso di ricerca e che aspettative hai sul futuro della danza orientale in Italia?
Il cambiamento è naturale e molto spesso auspicabile. Le condizioni del mondo in cui viviamo cambiano. Cambia la società, cambia l’uomo e cambia anche la nostra danza. La danza è per me libertà e verità, come potrebbe avere queste caratteristiche se ristretta in un’idea del passato? Lo stereotipo dalla “danzatrice del ventre” non esiste più o meglio, esiste solo a livelli non professionali. Anche il mondo arabo sta cambiando. Le idee innovative fluttuano nell’aria e hanno altri livelli di comunicazione.

Per me danzare orientale significa connettersi nel profondo alla propria essenza, alla nostra bellezza (che parla di dove siamo cresciuti, delle nostre esperienze, della nostra energia) e saperla mostrare attraverso il linguaggio della danza araba.  La ricerca personale è uno studio attento dentro e fuori noi stessi.

Sono favorevole alle fusioni e alle contaminazioni, anzi credo siano buone occasioni di creatività, non credo che il problema sia nel farle o non farle, il punto fondamentale, e anche il suo valore artistico, è nel come farle e nel come fondere discipline diverse. Sempre di ricerca si parla…fare una buona fusione o contaminazione non è una cosa facile.

In Italia il livello della danza si sta alzando, con fatica e lentezza ma un miglioramento c’è. Ho la fortuna di conoscere danzatrici con un ottimo livello. Il problema rimane l’immaginario collettivo, l’approccio sbagliato allo studio e la mancanza di serietà in generale e nel mondo della danza orientale. Sono però convinta che la situazione attuale sia solo una fase di transizione.

A che novità sta lavorando Hania?
Ho un sacco di idee per i prossimi spettacoli. Sono appena tornata dal Cairo Festival di Budapest, una nuova occasione di incontro e scambio, fondamentale quando si lavora con la propria creatività. Un progetto su cui sto investendo molto è uno stage intensivo con Yousef Constantino, direttamente da Buenos Aires,  in Italia ospite dell'Essentia Oriental Dance il 29 e 30 novembre 2014.

Cercavo una grande occasione di offrire all’Italia un’occasione speciale di studio serio e accademico, che esca dai circuiti ormai noti di business e che possa essere un’oasi di salvaguardia di buoni principi e di buona danza. Sul maestro non ho mai avuto dubbi, la persona giusta per me aveva solo un nome: Yousef Constantino.

Un nome che è una garanzia di professionalità, serietà, precisione, metodo ed eleganza. Un Maestro amato in tutta l’America Latina dal Messico all’Argentina, un maestro che stimo e a cui devo gran parte della mia formazione prima e dopo il conseguimento del diploma come Maestra Arabian Dance School.

Si tratterà di un weekend intensivo di studio, 14 ore di seminari suddivisi in ore di preparazione fisica e più livelli di apprendimento, per permettere a ogni partecipante di lavorare in modo differente e piu’ consono al proprio percorso di studi. L’evento prevede oltre ai seminari una serata di Gala dove si esibiranno le migliori danzatrici in onore al Grande Maestro.

Credo molto in questo progetto e spero possa raccogliere quell’Italia che condivide con noi, con me e con Yousef, lo stesso pensiero e lo stesso principio: il rispetto e l'amore della danza e dell'arte prima di ogni cosa.

la danzatrice Hania
l'evento con Hania e il Maestro Yousef Constantino
la danzatrice Hania © Giulia Ferrando
la danzatrice Hania © Giulia Ferrando
la danzatrice Hania © Giulia Ferrando
la danzatrice Hania © Giulia Ferrando
la danzatrice Hania © Giulia Ferrando
la danzatrice Hania © Giulia Ferrando
la danzatrice Hania © Giulia Ferrando

1 commento:

  1. Io sono una sua allieva, la consiglio a tutte, sia come professionista che umanamente!

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