mercoledì 15 aprile 2015

Valentina Mahira, il feeling del movimento

Il Cairo, Ahlan Wa Sahlan Festival - la danzatrice Valentina Mahira
La passione sbocciata nella culla della danza orientale in Egitto. Di lì in poi, Valentina Mahira ha proseguito il suo percorso di artista, insegnante e donna.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

Danza egiziana è passione. Danza egiziana come espressione di stati d'animo e sentimenti. Un viaggio nella terra dei Faraoni e comincia la storia (infinita) di Valentina Mahira nella danza orientale. L’apprendimento con celebri maestri, l’esperienza quasi decennale con il gruppo I Tamburi del Vesuvio, le costanti partecipazioni a festival multietnici in Italia e all’estero, quindi  l’inizio delle performance soliste e in parallelo l’attività d’insegnante su consiglio del maestro Saad Ismail.

Un percorso degno di una persona virtuosa, come sta (quasi) a suggerire il suo nome d’arte. Nel corso della sua attiva carriera, Valentina si è esibita insieme al maestro Ibrahim Elsuezi al Gala di presentazione degli insegnanti al festival Ahlan Wa Sahlan del Cairo, esibendosi anche da solista al Closing Gala. Artista internazionale, ma non solo. Sono numerose le sue presenze a eventi nazionali come al festival veneziano Heshk Beshk Festival.

Terminata l’esperienza d’insegnante e danzatrice orientale al festival Nouvelle Scène Européenne di Parigi organizzato dalla danzatrice libanese Nada Chouaib, oggi Valentina tiene corsi nelle celebri scuole di danza di Roma, la Maison de la danse e I.A.L.S, nonché stage e master class in tutta Italia.

Nel corso delle sue peregrinazioni tra nazioni, ha portato la propria arte anche sul piccolo schermo fin da quando si parlava quasi esclusivamente di danza del ventre. “Ho ballato per la prima volta in televisione nel 1997 al Maurizio Costanzo show, insieme alla mia collega Valentina Colagrossi” racconta, “C’era molta curiosità sull’allora poco conosciuta danza egiziana, anche da parte del noto presentatore. È stata una bella esperienza anche se un po’ limitante visto il pochissimo tempo a disposizione”.

Cosa ricorda del suo primo viaggio a contatto con la cultura mediorientale?
È stato amore a prima vista. Quello che mi ha colpito di più sono stati i volti sorridenti degli egiziani. Venendo da Roma dove le persone sono sempre così nervose e stressate, è stato un piacevole cambiamento. E poi ancora i colori del Cairo, del bazar, l’atmosfera familiare. Nel corso degli anni la società è un po’ cambiata. Le donne sono più velate. Chiuse in una certa austerità religiosa. Anche gli uomini, esteticamente e interiormente.

Una  tappa fondamentale della sua formazione è stata Parigi con Djamila Henni-Chebra.
Con il mio primo maestro avevo concentrato lo studio soprattutto sul folclore, con Djamila invece è stato più lo studio della danza classica orientale e raqs sharqi. Era la prima volta che studiavo con una donna e con lei ho potuto scoprire i particolari. Era uno stile moderno che non conoscevo. Il suo insegnamento è stato molto utile per allungare la postura, le movenze delle mani e la sensualità. La grande differenza tra l’insegnamento di un uomo e una donna è che il primo è molto tecnico mentre la danzatrice ti trasmette il feeling del movimento. La donna interpreta.

Al Cairo invece ha studiato con Raqia Hassan e le celebri danzatrici Dina e Randa Kamal.
Per quanto Djamila non avesse in nessun modo perso il proprio stile egiziano a favore magari di una certa contaminazione europea, studiare in Egitto è completamente diverso. T’immergi completamente nella loro cultura. Oltre all’apprendimento diretto, è molto importante assistere agli spettacoli. Lì ti rendi conto che l’interpretazione è diversa nello stile occidentale.

Come vede la situazione/evoluzione della danza orientale?
Oggi è molto radicata in Italia ed è molto più conosciuta. La sovraesposizione porta anche i lati negativi però. Molte insegnanti tendono a proporre corsi a basso costo che durano poco e spesso chiudono. Prima c’era più cura nella preparazione e nello studio. Oggi c’è troppa internet-dipendenza. Se vuoi andare avanti, devi cercare. La rete è un vantaggio ma non bisogna abusarne a discapito del contatto diretto. Nei prossimi anni si continuerà con le contaminazioni. Anche la danza egiziana è in continuo movimento e sviluppo. Essendo espressione di un popolo, cambiano le mode, le musiche, i movimento.

Lei che si è esibita anche in televisione, che impressione ha del trattamento della danza orientale sui media?
Quando escono articoli si fa ancora troppo riferimento alle sinuosità delle danzatrici, cercando di far emergere l’aspetto sessuale (…) o il pettegolezzo.  C’è poca sostanza a vantaggio di un immaginario modello harem stuzzicante solo per l’uomo. In Egitto, durante una lezione di storia della danza egiziana, l’insegnate Nabil Mabrouk accostò il suddetto a un carcere. Le donne dell’harem erano di fatto  schiave e vivevano una situazione molto frustrante e umiliante. Solo un occidentale può accostare un’immagine positiva all’harem.

Valentina Mahira live al festival Ahlan Wa Sahlan

Il Cairo, Ahlan Wa Sahlan Festival - la danzatrice Valentina Mahira
la danzatrice Valentina Mahira
la danzatrice Valentina Mahira
la danzatrice Valentina Mahira

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